Video Champs

Ciclo di dieci video "Non è solo una questione di pelle"

“Che volto ha l’Afrofobia nella tua vita?” è la domanda rivolta ai giovani protagonisti e protagoniste del progetto Champs. 

Supportato dai contenuti multimediali, il progetto contribuisce ad analizzare e decostruire in Italia atteggiamenti e linguaggi discriminatori nei confronti di persone di provenienza africana.

Il video introduttivo apre il ciclo di dieci video di approfondimento “Non è solo una questione di pelle”: brevi dialoghi e riflessioni corali per scavare in profondità questioni connesse al tema dell’afrofobia con l’intenzione di “normalizzare” e contribuire ad una più corretta narrazione delle afrodiscendenze in Italia.

Rappresentanza, l’importanza di sedersi ai tavoli politici​

“Rappresentanza, l’importanza di sedersi ai tavoli politici” è il primo video di approfondimento del ciclo “Non è solo una questione di pelle”. Abril K. Muvumbi nel video riflette sull’importanza della rappresentanza politica, partendo da un’esperienza al parlamento europeo, sottolineando come in altri paesi europei, gli afrodiscendenti in politica siano presenti riuscendo a portare avanti delle istanze centrali. 

In Italia invece, è ancora difficile far semplicemente accettare l’esistenza di afrodiscendenti. Uno degli elementi che manca nel dibattito politico italiano è anche prevedere che le persone di origine africana, possano occuparsi di diversi ambiti, e non presi in considerazione solo nell’ambito di politiche migratorie.

L’intento di questa breve riflessione, è di interrogarsi sull’importanza di persone africane e afrodiscendenti negli spazi politici italiani, affinché una parte presente del paese possa contribuire al progresso dell’Italia portando diversità, apertura e innovazione. E’ anche una possibilità diretta per le persone africane e afrodiscendenti di ripensarsi ai tavoli politici proprio per riuscire a dare luce alle istanze delle varie comunità.

La fuga di cervelli neri

Axel Beugre parla di alcune delle ragioni per cui una grandissima parte della comunità italiana costituita da giovani persone razializzate si senta in dovere di lasciare l’Italia, soprattutto dopo gli studi, per cercare “fortuna all’estero”. Il fenomeno va al di là delle ragioni che spingono molti giovani autoctoni a fuggire.

L’assenza di possibilità lavorative assicurate dopo gli studi, condizioni precarie nei posti di lavoro, assenza di aiuti socio-economici per i giovani, nonostante siano ragioni estremamente importanti, non costituiscono la totalità delle ragioni per cui i giovani razializzati lasciano il paese.

Infatti, la discriminazione e il razzismo che attanagliano l’Italia diventano quasi insopportabili. Influenzano e attaccano ogni aspetto della vita di una persona razzializzata e impediscono il normale funzionamento sociale di un individuo, che vede, come unica via di uscita, scappare dal proprio paese. 

La via giusta, per non perdere persone razializzate su cui l’Italia ha già investito, sarebbe quella di promuovere leggi e processi economico-sociali anti-razzisti o anti-discriminatori.

Not Just a Strong Black Woman

Stefania N’Kombo José Teresa, nel video, parla della “Strong Black Woman”, un’immagine stereotipata dura a morire, anche perché considerato uno stereotipo positivo.

 La forza è l’elemento che pervade l’immagine stereotipata della donna nera, una donna nera sempre forte che ha alle spalle tutti i doveri delle comunità nere. È una forza stancante quasi annichilente

La forza è il risultato di vivere in una società classista, patriarcale e razzista, ma ogni stereotipo, per quanto positivo diventa una gabbia e rivendicare il diritto alla fragilità, alla complessità, alla normalità non è altro che il voler uscire da questa ennesima gabbia. La gabbia può determinare, in molte donne razzializzate l’impossibilità di esprimere il bagaglio emotivo con tutta la complessità che esso ha proprio perché chi le vede non riesce a vederne altro che la forza. 

Il video è un invito a capire di più di questa immagine stereotipata e allo stesso tempo un invito a concedersi, in quanto donne nere, il diritto al riposo e alla fragilità. 

Afrodiscendenza, identità e appartenenza

Murphy Tomadin, nel video, riflette su quanto il termine integrazione nasconda uno standard da raggiungere e come ciò porti ad introiettare implicitamente un prototipo, irragiungibile, con il quale identificarsi per sentire di appartenere.

I concetti di identità e appartenenza sono fondamentali quando si parla di afrodiscendenza, ancora di più per le nuove generazioni che si trovano nel mezzo di un processo complesso di fusione di culture diverse, processo spesso portato avanti in maniera isolata. Il termine integrazione in tutto questo scenario probabilmente allude di più alla volontà di creare una divisione, ad evidenziare una differenza piuttosto che avere un significato di somma, pluralità e arricchimento.

Queste divisioni e queste differenze scavano un solco di sofferenza spesso silenzioso per questo è importante parlare di salute mentale anche legandola esplicitamente al concetto di afrodiscendenza.

Il video è un invito ad una riflessione collettiva sui termini che si utilizzando per parlare delle diverse entità africane e afrodiscendenti in Italia e anche su come questi termini creino un senso di non appartenenza che potrebbe avere degli impatti sulla salute mentale. 

Costruire e narrare l'afrodiscedenza in Italia tramite parole nuove

Denise Kongo nel video riflette sull’importanza del linguaggio nella formazione identitaria e di come sia necessario per gli afrofiscendenti riappropriasi e decostruire alcuni termini talvolta eliminando un lessico razzializzante.

Il video si concentra sul lessico perché molti termini errati utilizzati verso le persone afrodiscendenti come, per esempio, “mulatta” o “di colore” rafforzano una narrazione danneggiata e stereotipata, che hanno radici profonde nella storia, e che potrebbero avere un impatto negativo nella formazione dell’identità individuale.

Quando questi termini vengono riconosciuti a livello sociale e utilizzati nel quotidiano, gli afrodiscendenti si trovano ad autodefinirsi con fatica, temendo di agire sotto l’influenza del razzismo interiorizzato. La scelta dei propri interessi, del proprio linguaggio, persino dei propri gusti personali e del proprio taglio di capelli, diventa motivo di incertezza perché si teme di sottostare a delle regole già scritte, di essere ciò che gli altri vogliono vedere, così l’identità finisce per crearsi su basi di cui gli afrodiscendenti stessi dubitano. Il video vuole stimolare il continuo dibattito sul lessico intorno agli afrodiscendenti e rivendicare il diritto a parlare della propria identità con i giusti termini.

Per una scuola libera da pregiudizi

La riflessione critica nel video è stata elaborata da Charaf El Bouhali con il contributo di Cinzia Adanna Ebonine, formatori e insegnanti del sistema scolastico italiano. 

Nel video vengono condivisi alcuni dei limiti e delle barriere che gli studenti e studendesse afrodiscendenti devono affrontare e superare nel settore educativo, e che si traducono in forme stigmatizzazione e discriminazione legate al proprio background culturale e socio-economico

Tra le proposte avanzate, troviamo un invito a tenere in considerazione le competenze interculturali nel processo di reclutamento degli insegnanti così come la necessità urgente di una revisione dei piani di studio.

Per ultimo, ma non per questo meno importante, si pone l’accento sui danni di un linguaggio anacronistico che deve essere gradualmente adattato alle realtà odierne per non lasciare spazio a discriminazione alcuna. 

L’obiettivo è quella di ripensare quotidianamente al sistema scuola in Italia puntando a creare una scuola libera da pregiudizi.

Per una scuola libera da pregiudizi

CREDITS

Per una scuola libera da pregiudizi

Regia di: Giovanni Gallerini e Lorenzo Sorbini

Project Supervisor: Susanna Owusu Twumwah

Assistant Project Supervisor: Mehret Tewolde

Producer: Joshua Aghajanoff

Scenografia: Martina Nardulli

Audio: Jonathan Stilo

Fotografo: Mattia Saba

Make up artist: Maria Carlini

Produzione: Cantera SRL

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